I libri del Corriere della Sera

Il dito e la Luna di Emanuele Severino

Uscita Nº 1 del 15/01/2021

Periodicità: Aperiodico

Editore: RCS MediaGroup

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Descrizione

Maestro di pensiero, straordinario oratore, ispiratore per schiere di studenti: Emanuele Severino ha raggiunto cime vertiginose della riflessione filosofica con una proposta radicale, essenzialmente distante dalla filosofia così come è nata e si è sviluppata storicamente.
Di questa tradizione Severino conserva gli aspetti formali e segue in maniera rigorosa l’opposizione parmenidea dell’essere al nulla, estendendo l’eternità a ogni essente, senza paura delle conseguenze, in armonia con le parole di Platone per cui in filosofia «si deve osare tutto».
Se nella celebre definizione che ne dà Heidegger la filosofia è uno sguardo dentro a ciò che è, nel caso di Severino potremmo dire che quello sguardo si è appuntato anche su tutto ciò che nel frattempo gli scorreva intorno, affrontando le questioni salienti del nostro tempo per coglierne il vero significato. Questo atteggiamento si rileva in particolare nei testi pubblicati sul «Corriere della Sera», una collaborazione lunghissima e fedele, tanto che a buona ragione si può dire che il «Corriere» è stato il suo giornale.
Un lavoro, in parte raccolto da questa antologia, in cui la sua riflessione sfiora la superficie – così come la intendeva Nietzsche, non strato primario del reale ma apparenza che è invece massima espressione di profondità – di numerosi ambiti. Spettatore partecipe e protagonista intellettuale di un secolo in cui emergeva il dominio della tecnoscienza quale forma di coerente realizzazione dell’ontologia greca, Severino ha ravvisato proprio qui il luogo di origine di quella filosofia che nasce grande e insieme ferita, perché tratta come evidenza suprema quella che è in verità una convinzione senza fondamento: che le cose nascano e muoiano, oscillando tra l’essere e il nulla.
Tutto questo lo consegna alla storia della filosofia come uno dei nostri pensatori più audaci, veri e profondi, in un’ideale costellazione in cui, tra Giacomo Leopardi e Giovanni Gentile, la sua produzione speculativa ci appare oggi più illuminante che mai.

Descrizione

Maestro di pensiero, straordinario oratore, ispiratore per schiere di studenti: Emanuele Severino ha raggiunto cime vertiginose della riflessione filosofica con una proposta radicale, essenzialmente distante dalla filosofia così come è nata e si è sviluppata storicamente.
Di questa tradizione Severino conserva gli aspetti formali e segue in maniera rigorosa l’opposizione parmenidea dell’essere al nulla, estendendo l’eternità a ogni essente, senza paura delle conseguenze, in armonia con le parole di Platone per cui in filosofia «si deve osare tutto».
Se nella celebre definizione che ne dà Heidegger la filosofia è uno sguardo dentro a ciò che è, nel caso di Severino potremmo dire che quello sguardo si è appuntato anche su tutto ciò che nel frattempo gli scorreva intorno, affrontando le questioni salienti del nostro tempo per coglierne il vero significato. Questo atteggiamento si rileva in particolare nei testi pubblicati sul «Corriere della Sera», una collaborazione lunghissima e fedele, tanto che a buona ragione si può dire che il «Corriere» è stato il suo giornale.
Un lavoro, in parte raccolto da questa antologia, in cui la sua riflessione sfiora la superficie – così come la intendeva Nietzsche, non strato primario del reale ma apparenza che è invece massima espressione di profondità – di numerosi ambiti. Spettatore partecipe e protagonista intellettuale di un secolo in cui emergeva il dominio della tecnoscienza quale forma di coerente realizzazione dell’ontologia greca, Severino ha ravvisato proprio qui il luogo di origine di quella filosofia che nasce grande e insieme ferita, perché tratta come evidenza suprema quella che è in verità una convinzione senza fondamento: che le cose nascano e muoiano, oscillando tra l’essere e il nulla.
Tutto questo lo consegna alla storia della filosofia come uno dei nostri pensatori più audaci, veri e profondi, in un’ideale costellazione in cui, tra Giacomo Leopardi e Giovanni Gentile, la sua produzione speculativa ci appare oggi più illuminante che mai.